top of page

I NOSTRI ALLESTIMENTI PRECEDENTI

Questi progetti rappresentano il percorso creativo di La Enriqueta prima di Celia de noche. Ogni produzione funge da laboratorio scenico, esplorando diverse potenzialità espressive del corpo, dell’immagine e della drammaturgia originale, secondo la filosofia di creazione “fatto in casa”.

Consuela y el agujero
(2010)

Consuela y el agujero 2010

En Juliana
2013

"En Juliana"

Consuela y el agujero è un monologo che affronta l’esilio quotidiano femminile attraverso una poetica surrealista, esplorando come le definizioni imposte dagli altri su noi stesse producano alienazione e quanto sia fondamentale avviare un racconto personale di sé.

 


L’opera è stata selezionata in rappresentanza del Costa Rica per il Festival di Cádiz 2013, e il testo drammaturgico è stato pubblicato nella memoria ufficiale del festival. Ha inoltre partecipato a oltre otto festival ed eventi nazionali.

E Juliana e un duo di teatro fisico che affronta i temi dell’addio e della complessità delle relazioni di coppia, articolato attraverso il movimento, l’animazione di oggetti e l’ascolto scenico. La creazione si sviluppa a partire da una drammaturgia vicina alla danza contemporanea, nata dal processo di lutto successivo alla fine di una relazione.


L’opera è stata selezionata al Festival dei Coreografi 2013 e vincitrice del Premio Gráfica Génesis di danza contemporanea

Mar
2020

MAR2.JPG

Susurros de un bolero
(co-producción)
2022

Susurros de un bolero

Mar è un monologo che combina teatro di narrazione orale, linguaggi multimediali e movimento, collocandosi tra la memoria familiare e la costruzione di narrazioni sull’identità e il senso di appartenenza alla cultura afro-caraibica del Costa Rica. L’opera integra video, suono e presenza corporea come elementi estetici.
Il testo drammaturgico è stato costruito a partire da racconti reali delle comunità del Caribe Sur costaricano e ha dato origine a una tournée nella regione, che ha articolato spettacoli scenici e laboratori rivolti alle donne del territorio.

Il progetto è stato vincitore del Fondo Nazionale delle Arti 2019 e l’opera è stata selezionata per il Festival Nazionale 2020 e 2021.

Susurros de un Bolero è una coproduzione vincitrice del Fondo per le Arti 2022. Si tratta di un assolo scenico che combina danza aerea, teatro, danza popolare e biodramma. L’opera rende omaggio al ballo da sala degli anni Ottanta in Costa Rica e racconta la storia di una donna che non riesce ad abitare il mondo senza danzare in aria, accompagnata dai boleri che suo nonno le cantava.
La creazione riflette sui temi della tradizione, del lignaggio e della trasmissione della memoria affettiva. Il processo creativo si è sviluppato con un team interdisciplinare ed è stato concepito per interagire attivamente con il pubblico, costruendo in scena una sala da ballo in cui gli spettatori sono invitati a partecipare danzando.

PREMIO DRAMATURGIA
2017

OLTRE

" Janice y el cuarto oscuro" è un’opera drammaturgica concepita per svolgersi all’interno di una casa reale, dove i personaggi rendono il pubblico partecipe degli ultimi giorni di Janice. La proposta indaga gli spazi privati della famiglia e le tensioni tra ciò che viene detto e ciò che resta taciuto, ciò che è noto ma non nominato e ciò che non è mai stato conosciuto.


L’opera è stata vincitrice del Premio Nazionale di Drammaturgia 2017 (Costa Rica) ed è stata pubblicata nel 2018.

"Antonia a la cocina"

Antonia in cucina è una ricerca drammaturgica in corso che affronta la vita solitaria di Antonia Nardoni, cuoca italiana di origine romana, residente in Toscana negli anni Novanta.
Il progetto indaga la sua biografia attraverso interviste e materiali documentari per collocare il personaggio di Antonia Nardoni nel proprio funerale, dove prepara un fastuoso aperitivo per coloro che vengono a darle l’ultimo saluto.
Questo esercizio drammaturgico propone una riflessione sulla solitudine del mestiere culinario, esplorando la cucina come spazio di convivenza intima, di auto-resistenza e di totale dedizione. Un territorio costruito sull’atto del dare, che interroga i propri limiti: che cosa accade quando si dà troppo?

La malattia incurabile di Clementina Hipólita
 
La malattia incurabile di Clementina Hipólita è un progetto scenico in fase preliminare di ricerca che si configura come una dissertazione medico-tragicomica. Attraverso la figura di una dottoressa —o voce tecnica—, l’opera espone e analizza, mediante esempi clinici e narrativi, il caso di Clementina Hipólita: una donna che inizia a perdere, senza una causa apparente, i propri ricordi felici.

Attraverso questo dispositivo scenico, il progetto propone una riflessione critica sull’ossessione contemporanea per l’io, sull’autoesigenza permanente e sulla ricerca incessante della felicità, del pensiero positivo e del benessere intesi come imperativi sociali.
L’opera indaga, con uno sguardo ironico e poetico, i discorsi attuali legati alla cura di sé, al successo emotivo e alla produttività affettiva, mettendone in discussione gli effetti sul corpo, sull’identità e sulle relazioni con l’altro.

Testo in costruzione.

© LA ENRIQUETA
 

  • Blanco Icono de Instagram
  • w-facebook
bottom of page